giovedì 21 novembre 2013

Tra colori e poesia

di Daniela Vitri

Blu, rosso, giallo, entrando nella miniera di Mondaino un’esplosione di colori colpisce l’occhio conferendo nuova vita alla vecchia costruzione ormai abbandonata. Tele dalle grandi dimensioni riempiono le pareti, il tavolo da lavoro è sommerso da piccoli acquerelli dalle tenui e delicate tinte, tempere rapprese sulle tavolozze e barattoli di vetro contenenti polveri dalle vivaci tonalità. La nuova anima dell’edificio è lo studio laboratorio di Phelan Black, l’eccentrico pittore approdato, con la moglie Susy, ormai diversi anni fa, dalla lontana Inghilterra nelle nostre colline, scelte come luogo dove vivere e crescere i propri figli.

 

Phelan ha avuto grandi maestri, è stato l’assistente di Patrick Protor, ed è venuto in contatto con grandi artisti contemporanei come David Hockey e Craigie Aitchison conosciuti a livello internazionale. Dichiara di ispirarsi a William Turner e a Tiziano, e mi mostra entusiasta le loro opere. Nella sua pittura si rivelano forti le influenze, in particolar modo, del pittore inglese Turner, maestro eccelso nel ritrarre la forza e la potenza della natura suprema che rende l’uomo vulnerabile, incapace di dominare, segno evidente del potere di Dio.   





- Com’è iniziata la tua passione per la pittura?

Ho sempre dipinto, tutti i bambini dipingono, poi ci sono molti che smettono, io ho continuato.

- Quali sono stati i tuoi studi?

Ho frequentato la scuola d’arte in Inghilterra, poi tre anni di scultura, qui, i maestri stessi mi hanno consigliato che la mia vera strada sarebbe stata la pittura. Poi ho anche insegnato quattro anni nella “First London Free School”. Un esperienza entusiasmante anche se ero impegnato dalla mattina alle nove di sera. Una scuola innovativa situata in una zona terribilmente violenta. I ragazzi avevano dai 3 ai 18 anni ed erano assolutamente liberi di frequentare le lezioni quanto e come volevano. Poi lo Stato ha lasciato che tutto finisse.


- Perché hai scelto di lasciare l’Inghilterra e trasferirti in Italia?                                             
Susy ed io volevamo abitare in campagna, eravamo stanchi di vivere nel centro di Londra. La nostra intenzione era quella di trasferirci nella campagna irlandese o inglese, poi abbiamo fatto un giro in Italia ci siamo innamorati di questo paesaggio e del calore della gente e così abbiamo deciso, che sarebbe stata l’Italia il posto in cui volevamo stare, vivere a contatto con la natura e gli animali.
- Hai mai esposto i tuoi dipinti?

Diverse volte, adesso sto scegliendone quattro da posizionare all’entrata del “Teatro dimora l’Arboreto”. Ho partecipato diverse volte a mostre collettive organizzate a Londra, quest’anno con tre acquerelli. Poi… a Fano, Frontone, Cagli.

- Quali colori usi per dipingere?

Gli acquerelli sono sempre con me quando dipingo all’aria aperta, in studio sono diviso tra olio e colori formati da polveri da sciogliere con acqua

- Come definiresti il tuo stile?

Non mi piacciono molto le classificazioni, potrei definire il mio stile figurativo, semplicemente perché i miei quadri non sono astratti, anche se in alcuni ritroviamo elementi decontestualizzati. Uno stile possiamo dire… poetico.

 
Quali sono i soggetti più ricorrenti nei tuoi dipinti?

Amo rappresentare la natura, boschi dove troviamo “el diavle” o uomini che si tramutano in daini, ma anche paesaggi o spiagge assolate. Mi piace dipingere all’aria aperta, quando vado fuori, porto sempre con me gli acquerelli.

La natura mi affascina. Nella sua rappresentazione ritrovo la relazione tra uomo e donna, tra me e Susy, figura che appare in molti miei quadri. Ultimamente ricorrono spesso i vulcani, ne sono rimasto affascinato da quando ho visto l’Etna in attività. Hanno un’atmosfera incredibile, sono come la vita, contengono momenti difficoltosi e allo stesso tempo tranquilli.

È difficile fare un quadro che funzioni perché non corrisponde mai a quello che ho nel cuore. Un tempo modificavo molto, lavoravo ad un quadro per 3 o 4 anni, adesso lo faccio più di getto. Mi rendo conto di non essere un genio, ma continuerò a dipingere fino alla morte.
 





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